Il menù storico-gastronomico dell’Arberia lucana

Primi piatti

Dromesat: polenta o pasta con grumi di farina cotti nel sugo;

Shtridhelat: tagliatelle come manate con ceci o fagioli.

 

Secondi

Kandarate: carne di maiale sotto sale;

Saucice: salsiccia;

Supersat: soppressata;

Kapekol: capicollo;

Frittula: ciccioli;

Veze petull: frittata con cicorie o cardi selvatici, scarola, cime di vitalba.

 

Dolci

Kanarikulj: bastoncini o gnocchi di pasta dolce bagnati nel miele;

Kasolle megijze: involtini ripieni di ricotta;

Nucia: dolce a forma di bambola, dal viso realizzato con l’uovo intero;

Cicirata: cicerata;

Bukonote: bucconotti.

 

Se avete mangiato qualcuna di queste pietanze e siete stati trattati come i padroni di casa, allora siete capitati presso una famiglia lucana di cultura arbereshe/albanese, che, seguendone i dettami, ritiene che la sua dimora sia di Dio e dell’ospite: il Primo si onora con la preghiera; il secondo con l’offerta di pane, sale e cuore.

Dalle loro montagne, gli albanesi raggiungono l’Italia in diverse ondate, che si succedono da metà XV secolo a metà XVIII secolo, fino a quella in atto ancora oggi; si insediano in molteplici centri, identificati sotto il nome di Arberia, concentrandosi soprattutto nel Meridione, dove i re di Napoli, Alfonso d’Aragona e Ferrante, li accolgono per contrastare le rivolte dei baroni locali, alimentate dagli Angioini; dove, calcando le orme dell’eroe nazionale Giorgio Castriota Scanderbeg, lottano valorosamente contro l’avanzata turca e a difesa della cristianità, diventandone martiri; dove rappresentano una preziosa fonte di ripopolamento, necessaria a seguito di carestie, pestilenze e terremoti, verificatisi nel tempo.

In questo scenario si colloca la nostra Arberia lucana, che ingloba le comunità di S.Paolo Albanese e S.Costantino Albanese, sul versante del Pollino, a sud-ovest della Basilicata; di Barile, Ginestra e Maschito, nell’area del Vulture-Melfese, a nord-est.

Rispetto alle altre, tali colonie risultano particolarmente conservative, in quanto, per esempio, quasi tutti i membri della comunità parlano la lingua arberesh di origine, come dimostra la doppia toponomastica ancora esistente nei comuni interessati, per cui San Paolo Albanese convive con Shën Pali, San Costantino Albanese con Shën Kostandini, Barile con Barilli, Ginestra con Zhura, Maschito con Mashqiti. Tra queste, San Costantino e San Paolo addirittura mantengono il rito greco bizantino, gli usi, i costumi, il folklore, l’arte e la cucina del paese di provenienza.

Così la cultura arberesh rappresenta un ingrediente fondamentale che contribuisce ad arricchire il variegato sapore culturale della Basilicata.