Se penso al presepe dico … Matera; anzi, dico “Made in Basilicata”.

I Sassi di Matera, dal punto di vista urbanistico, ricordano un presepe, tanto che la Città è stata definita “la seconda Betlemme”. Come nella Betlemme della Natività, anche a Matera, fino agli anni Cinquanta, la popolazione viveva nelle grotte “di tufo” scavate dentro la montagna.

Quindi se penso al presepe dal punto di vista “paesaggistico” dico: Matera. Ma se penso all’umanità rappresentata nel presepe, agli scorci di vita quotidiana, allora potrei dire: Basilicata; anzi: “Made in Basilicata”.

Il presepe racconta di buon vino, bevanda prelibata della Betlemme dei tempi di Gesù, che potrebbe essere il nostro Aglianico del Vulture o il Grottino di Roccanova. I “personaggi del presepe” ne bevono in scene di convivialità. Nella Betlemme della Natività si potevano consumare dei fichi freschi o fatti seccare e utilizzati come dolci o per cibo da viaggio; e degustare olive fresche e in salamoia, melegrane, mandorle, pistacchi. Allo stesso modo, nel presepe lucano si possono consumare i fichi rosa di Pisticci, le olive majatiche di Ferrandina, le mandorle della scorzetta di Bernalda, i pistacchi di Stigliano.

Gli angoli scenografati dei presepi sono impreziositi da giare, in cui si conservavano i fagioli, come quello bianco di Rontonda DOP o quello di Sarconi IGP. Altri angoli scenografati ricostruiscono allevamenti di galline per le uova e per la carne; allevamenti di capra, da cui si ricavavano formaggi e yogurt, molto utilizzati al tempo. Il nostro presepe darebbe formaggi d’ogni tipo: il fiodilatte dell’appennino meridionale, il Pecorino di Filiano, il Canestrato di Moliterno, la toma, il caciocavallo silano.

Nella Betlemme dei tempi di Gesù era possibile assaggiare pesci di taglia piccola salati e seccati; quelli più grossi venivano messi ad arrostire per essere degustati assieme a carni di agnello. Nel presepe lucano l’agnello non mancherebbe mai e il pesce sarebbe il baccalà di Avigliano, condito con gli immancabili Peperoni “cruschi” di Senise.

A Betlemme, come nel presepe lucano, sarebbe possibile assaporare il miele. Ed ecco, proprio accanto al pozzo, un gruppo di donne. Mentre durante il lavoro, i pastori farebbero uno spuntino di pane (pane di Matera?), olive (majatiche di Ferrandina?), frutta (Albicocca di Rotondella, Arancia Staccia, Fragola del Metapontino?). La sera si riunirebbero con la famiglia per mangiare una minestra di verdure nella quale si intingeva il pane a mo’ di cucchiaio. In Basilicata mangerebbero la ciambotta.