Che cosa c’è scritto sul fagiolo rosso di Pignola?

Il Fagiolo Rosso scritto del Pantano di Pignola Presidio Slow Food è un borlotto dal seme ovoidale, color crema e su cui compaiono striature rosso scuro che sembrano “scritte” da un pennarello, da cui il nome “rosso scritto”, ma in realtà sono la terra fertile, le pure e ricche sorgenti d’acqua, le temperature che raggiungono al massimo i trenta gradi in estate, che hanno impresso il tratto distintivo su questo ecotipo, legandolo al territorio, alla tradizione, a metodi di coltivazione eseguiti rigorosamente a mano e che, praticati in quel particolare luogo con quel particolare microclima, consentono di ottenere un fagiolo con poco tegumento e grande valore proteico.

In quel tratto “rosso scritto” c’è inciso il sapore del territorio che lo coltiva, della sua gente, dei valori corali di una comunità, di un patrimonio culturale e colturale che è l’espressione dell’interazione fra le condizioni ambientali del luogo e l’influenza dell’uomo.

E c’è scritto che nel 1923, il Fagiolo Rosso scritto del Pantano di Pignola fu esposto alla III Fiera Campionaria Internazionale del 1923 a Napoli come “fagiolo di Pignola”, per poi scomparire alla fine del Novecento perché sostituito da pratiche agricole più redditizie, come l’allevamento bovino, e per l’abbandono delle campagne che non consentì il ricambio generazionale.

Su quel fagiolo c’è “scritta” la passione dei produttori che hanno salvato questo ecotipo dal l’estinzione, l’eredità dei saperi dei nonni, un sapore unico dato dal territorio in cui il fagiolo rosso scritto è prodotto nel rispetto delle tradizioni tramandate.

E il nostro viaggio in Basilicata si è arricchito di nuovi luoghi dell’anima. E abbiamo riempito il nostro bagaglio di nostalgia e di passione, quella dei produttori, riuniti nell’Associazione dei Custodi del Fagiolo Rosso Scritto, grazie ai quali è ancora possibile assaporare il gusto della tradizione.

 

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