Webenergy per monitorare (e ridurre) i consumi energetici nell’industria alimentare.

“Pensare green”: è il nuovo imperativo dell’economia mondiale. “Pensare green” significa intraprendere una strategia d’impresa che impone modifiche del prodotto, dei processi di produzione, dei materiali di imballaggio/ packaging e della comunicazione verso l’interno e l’esterno dell’azienda. E così si punta sull’eco-innovazione, su prodotti e servizi “verdi”. Si fa green marketing. L’azienda si gioca la sua posizione sul mercato in base alle “azioni verdi”. L’economia è green.

L’industria alimentare, proprio lei, non può sfuggire al processo di “inverdimento”. Anzi, deve dare l’esempio. Deve essere la prima “green”.

La qualità di un prodotto alimentare è data anche dal rispetto dell’ambiente, inteso come utilizzo razionale delle risorse energetiche, legato alla responsabilità sociale dell’azienda produttiva.

A monitorare (per ridurre) i consumi energetici nei processi produttivi delle aziende lattiero-casearie, vitivinicole e ortofrutticole ci ha pensato l’UNIBAS, insieme allo spin-off Ninetek Srl, con Webenergy.

Webenergy è uno strumento web che, attraverso misuratori di energia, calcola il consumo di energia della  linea di produzione, della sala macchine, delle celle frigorifere, per verificare quanto green sia l’azienda, per garantire l’efficienza dell’impianto, per portare sulle nostre tavole prodotti cult della Dieta Mediterranea lucana realizzati senza sprechi di energia.

Francesco Genovese, ricercatore di Meccanica Agraria dell’UNIBAS-SAFE e legale rappresentante di Ninetek srl ce lo  presenta:

Droni e Dieta Mediterranea

Drone: chi era costui? Certamente nessuno lo conosceva all’inizio dell’Ottocento, quando venne impiegato per la prima volta in ambito militare. Da allora ne ha fatta di strada… I droni si utilizzano nei più svariati ambiti, da quello cinematografico a quello ambientale, quindi anche in agricoltura. In questo ambito, in particolare, grazie ai droni è possibile effettuare analisi volte all’aumento della produttività dei suoli agricoli, piani di lotta contro parassiti, gestione di piani di irrigazione. In Basilicata lo fa la società EES srl, spin-off accademico di Domenica Mirauda, riconosciuto  dall’UNIBAS.

Insomma, un valido aiuto per tutelare e salvaguardare, ma anche valorizzare, paesaggi e prodotti lucani della Dieta Mediterranea.

 

Che cosa c’è scritto sul fagiolo rosso di Pignola?

Il Fagiolo Rosso scritto del Pantano di Pignola Presidio Slow Food è un borlotto dal seme ovoidale, color crema e su cui compaiono striature rosso scuro che sembrano “scritte” da un pennarello, da cui il nome “rosso scritto”, ma in realtà sono la terra fertile, le pure e ricche sorgenti d’acqua, le temperature che raggiungono al massimo i trenta gradi in estate, che hanno impresso il tratto distintivo su questo ecotipo, legandolo al territorio, alla tradizione, a metodi di coltivazione eseguiti rigorosamente a mano e che, praticati in quel particolare luogo con quel particolare microclima, consentono di ottenere un fagiolo con poco tegumento e grande valore proteico.

In quel tratto “rosso scritto” c’è inciso il sapore del territorio che lo coltiva, della sua gente, dei valori corali di una comunità, di un patrimonio culturale e colturale che è l’espressione dell’interazione fra le condizioni ambientali del luogo e l’influenza dell’uomo.

E c’è scritto che nel 1923, il Fagiolo Rosso scritto del Pantano di Pignola fu esposto alla III Fiera Campionaria Internazionale del 1923 a Napoli come “fagiolo di Pignola”, per poi scomparire alla fine del Novecento perché sostituito da pratiche agricole più redditizie, come l’allevamento bovino, e per l’abbandono delle campagne che non consentì il ricambio generazionale.

Su quel fagiolo c’è “scritta” la passione dei produttori che hanno salvato questo ecotipo dal l’estinzione, l’eredità dei saperi dei nonni, un sapore unico dato dal territorio in cui il fagiolo rosso scritto è prodotto nel rispetto delle tradizioni tramandate.

E il nostro viaggio in Basilicata si è arricchito di nuovi luoghi dell’anima. E abbiamo riempito il nostro bagaglio di nostalgia e di passione, quella dei produttori, riuniti nell’Associazione dei Custodi del Fagiolo Rosso Scritto, grazie ai quali è ancora possibile assaporare il gusto della tradizione.

 

http://www.enutritionmed.com/Approfondimento/422/padre40

La pizza più lunga del mondo è stata realizzata da un cuoco lucano

Questo è solo uno dei primati “Made in Basilicata” a firma di Pasquale Carluccio:

Salone Mondiale del Gusto di Rimini. Anno 2013. Terzo posto con una pizza senza glutine preparata con ingredienti rigorosamente lucani: tartufo del Pollino e sfoglie di patata. E mi è già venuta fame…

Salone Mondiale del Gusto di Rimini. Anno 2015. Primo posto al campionato del mondo della pizza con una pizza dall’impasto innovativo: farina macinata a pietra a lunga lievitazione, condita con prodotti lucani a chilometro zero, baccalà, peperoni cruschi e crema di ceci.

Mamma mia che bontà… Ho l’acquolina in bocca… Papille gustative in visibilio!!!

Expo Milano. Pasquale Carluccio entra nella squadra dei pizzaioli italiani che strappa il primato alla Spagna e si aggiudica il record della pizza più lunga del mondo. Volete qualche numero per questa impresa?

60 pizzaioli

5 forni mobili

1 notte e 1 giorno di lavoro

18 ore di lavorazione

1 chilometro e 6 di margherita

Se vi è venuta fame, come a me, c’è un’unica soluzione: andare a Lauria (PZ), presso il ristorante Happy Moments e chiedere allo chef Pasquale Carluccio la sua ennesima prodezza.

http://www.enutritionmed.com/Approfondimento/855/Approfondimento